Nonostante i suoi 48 anni, la Cenerentola di Gioachino Rossini nello storico allestimento di Jean-Pierre Ponnelle, autore di regia, scene e costumi, si conferma spettacolo senza età. Nata nel 1971 per il Maggio Musicale Fiorentino ed adottata due anni dopo dal Teatro alla Scala, con la direzione di Claudio Abbado, questa produzione, pietra miliare della Rossini Renaissance, oltre ad essere stata più volte ripresa sul palcoscenico milanese, è stata portata in tournée nei maggiori teatri del mondo.

Opera buffa e dramma serio
Nella Cenerentola convivono diversi generi teatrali e diversi tipi di comicità: opera buffa e dramma serio, pièce larmoyante e farsa vi si fondono in un’unità armoniosa e in un equilibrio perfetto. Clorinda e Tisbe sono tipici personaggi del genere buffo; ma già Don Magnifico si sottrae al cliché farsesco: nella sua ingenua alterigia, nei suoi vizi e nella sua esuberanza possiede un‘umanità tutta sua. Alidoro va al di là del semplice deus ex machina: la profondità morale ne fa un personaggio manifesta mente serio. I due innamorati, poi, sono del tutto estranei alla categoria del comico; la loro sincerità, lo spessore dei sentimenti, sono sostanzialmente sconosciuti all’opera buffa.
Un’ambiguità di fondo caratterizza la stessa protagonista: Angelina non è certo l’eroina smaliziata di altre opere comiche rossiniane, ma neppure una semplice ingenua. Incline al sogno, ma non priva di carattere. Onestà e cuore sincero, in altri termini, non impediscono a Cenerentola d’aver coscienza dei suoi meriti e di rendersi conto della vanagloria di padre e sorelle.
Dalla Cenerentola di Rossini,
alle Fiabe dei bambini.
Ist. Comprensivo Manzoni – Augruso; Fiorentino – Borrello



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.